Imu e Tasi potrebbero finire dentro un’unica tassa avente aliquota massima dell’11,40 per mille. Questo l’obiettivo che si prefigge uno degli emendamenti alla manovra finanziaria.

In particolare, il “Testo Unico dell’Imu”, che contiene 13 articoli racchiusi sotto forma di emendamento, propone di unificare le imposte sul mattone in un’unica imposta, così da semplificare l’incredibile groviglio di tributi che in un modo o nell’altro pesano sul possesso di una casa. La fattispecie riguarda soprattutto i titolari di seconde case, negozi, capannoni o due garage, che si ritrovano spesso e volentieri e dover versare due tasse sullo stesso immobile (con due calcoli diversi, due dichiarazioni differenti e così via).

La semplificazione del sistema con l’eliminazione delle imposte attuali e l’istituzione di un’unica tassa sulla casa avrebbe il beneficio immediato di rendere più semplici le cose, ma il rischio è che a furia di spazzare via più di 200mila aliquote sostituendole con una sola imposta si possa far pagare ai contribuenti più di quanto pagavano col vecchio sistema.

Allo stato attuale la legge prevede che sul mattone gravino l’Imu e la Tasi. Sulla prima casa, qualora si tratti di immobili appartenenti alle categorie di lusso A1, A8 e A9, si paga la Tasi, mentre l’Imu riguarda tutto il resto. La legge prevede che la somma di Imu e Tasi non possa superare il 6,8%, mentre per gli altri immobili ci si può spingere fino all’11,4%. Ebbene, la proposta del leghista Alberto Gusmeroli, che punta all’introduzione di un’imposta unica di massimo l’11,40%, rischia appunto di togliere quel tetto di garanzia del 6,8% a chi prima ci rientrava, facendogli di fatto pagare quasi il doppio in più rispetto ad oggi.

La proposta per il momento è confinata come tale, ma negli ambienti della maggioranza gialloverde sembra vi sia un certo clima di approvazione nei confronti della riforma Gusmeroli.