Nel giorno in cui la Commissione europea ha bocciato la nostra Legge di Bilancio, arrivano buone notizie dal mondo del lavoro. Secondo l’Istat, l’occupazione nell’anno corrente è aumentata dello 0,9%, e di conseguenza la disoccupazione è scesa al 10,5%. Nel 2019 la crescita del lavoro continuerà con lo stesso trend (0,9%); sarà ulteriore in calo la percentuale dei disoccupati (10,2%).

Intanto, continua il dibattimento sulla quota 100 e su quota 41. L’Inps ha rilasciato le sue stime economiche, e non sono certo floride. Secondo l’Istituto di previdenza, I lavoratori che dovrebbero accedere alla pensione saranno 376.000; più della metà di essi beneficerebbero di un assegno calcolato interamente con il metodo più oneroso, ossia quello retributivo. L’Upb, ossia l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, ha previsto che nel 2019 ad andare in pensione saranno 437.000 lavoratori.

Sempre secondo l’Upb, coloro che accederanno alla pensione il prossimo anno saranno oltre 620.000 ex lavoratori, tra cui i cosiddetti precoci, coloro che avendo lavorato per un anno prima del compimento dei 19 anni, potranno beneficiare della quota 41.

Coloro che andranno in pensione nel settore privato rappresentano il 60%, mentre il restante 40% proverrà dal settore pubblico. Il Governo italiano, ed in particolar modo Di Maio e Salvini, spera che il pensionamento di circa 600.000 persone incentivi l’assunzione di altrettanti giovani, in modo da abbattere ulteriormente la percentuale dei disoccupati.

Peccato però che tutti i più autorevoli studi condotti in materia concordino su un fatto, e cioè che la sostituzione del vecchio personale col nuovo non seguirà affatto un rapporto di 1 a 1, quanto di 1 a 15: il pensionamento anticipato di centinaia di migliaia di persone, in buona sostanza, non è detto che produrrà l’effetto sperato sul fronte occupazionale. Dopotutto non è un caso che i paesi che in Europa crescono di più e in cui ci sono bassi livelli di disoccupazione, sono proprio quelli che non prevedono un’età di accesso alla pensione poi tanto bassa.