I nuovi mutui costano un po’ di più rispetto anche solo a qualche settimana fa, e costano di più proprio per il motivo che sentiamo nominare a ritmo continuo: il tanto famigerato spread. Il differenziale Btp/Bund sta continuando a tenersi attorno ai 300 punti base e spesso e volentieri questa soglia la supera anche, e l’effetto di questo trend rialzista si fa sentire persino nel settore prestiti e mutui.

Checché se ne dica, infatti, lo spread influisce eccome sui mutui, tanto è vero che già diverse banche hanno alzato i tassi di interesse applicati sui mutui (si parla di un +0,3% in media). L’aumento riguarda però i soli nuovi finanziamenti, mentre quelli già contratti, indipendentemente dal fatto che siano a tasso fisso o a tasso variabile, riescono a mantenersi ancora stabili.

Da un’analisi effettuata da Il Sole 24 Ore emerge che la causa principale che ha portato a un aumento dei tassi sui nuovi mutui è da attribuire allo spread che, per forza di cose, si traduce in maggiori oneri per le banche; oneri che le banche sono tradizionalmente abituate a scaricare sui correntisti e più in generale sui loro clienti. Ecco quindi che i rincari per i nuovi mutui a tasso fisso sono compresi tra i 15 e i 30 punti base, mentre per i nuovi mutui a tasso variabile si parla di un rincaro atteso tra i 10 e i 20 punti base.

Nel frattempo lo spread non ne vuol sapere di scendere sotto quota 300, anzi, il differenziale sta continuando a tenersi su questi livelli e in molte occasioni supera persino i 300 punti base.

Il ministro dell’Economia Giovanni Tria, pur andando contro quelli che sono gli interessi del governo, ha ammesso pubblicamente che se lo spread dovesse continuare a tenersi così alto si verrebbero a creare dei problemi sia per il sistema bancario che per i conti pubblici. La situazione comincia a preoccupare anche le banche stesse, tanto è vero che il numero uno dell’ABI, Antonio Patuelli, ha affermato che uno spread ancora sopra i 300 punti finirà per appesantire la catena produttiva