Entro la fine di novembre il datore di lavoro tratterrà dalla busta paga del dipendente il secondo acconto Irpef 2018. Ciò porterà la busta paga ad essere un po’ più leggera del solito.

I lavoratori dipendenti sia del settore privato che del settore pubblico si accorgeranno della trattenuta una volta che verrà consegnata loro la busta paga del mese e accreditato lo stipendio. A fare da sostituto di imposta al posto dell’Agenzia delle Entrate, infatti, è proprio il datore di lavoro, che è tenuto appunto a trattenere le somme dovute a titolo di Irpef o di cedolare secca tenendo conto di quelli che sono i redditi dichiarati col modello 730/4 (e con eventuali dichiarazioni integrative).

Il motivo per cui la busta paga di novembre tende ad essere più leggera delle altre è che il secondo acconto Irpef non prevede la possibilità della rateizzazione, quindi la somma viene addebitata in maniera integrale sullo stipendio o sulla pensione del mese. Tutt’al più è prevista la possibilità di spostare la scadenza a dicembre, ma questo vale solo nel caso in cui si verifichi un’incapienza, ossia imposte superiori alla retribuzione (la messa in moto di questo meccanismo prevede però l’applicazione di interessi pari allo 0,4%).

Attenzione però, perché la mannaia non è prevista per i soli lavoratori dipendenti, ma anche per i titolari di partita IVA, per i quali il mese di novembre rappresenta da sempre quello in cui vanno versati Irpef, IVA e contributi Inps.

L’acconto Irpef per il 2018 non è previsto se l’ammontare da pagare è inferiore a 51,65 euro. Per Irpef compresa tra 51,65 e 257,52 euro è previsto il pagamento in unica soluzione, mentre per Irpef superiore a 257,52 euro si può effettuare il pagamento anche in due rate (il 40% entro il 2 luglio con possibilità di rateizzazione, e il rimanente 60% entro il 30 novembre senza possibilità di rateizzazione).