Aria di flat tax, aria di risparmio? Non proprio. Nonostante la Legge di Bilancio 2019, svuotata di Quota 100 e del reddito di cittadinanza, ruoti fondamentalmente tutta attorno alla flat tax, di fatto il saldo che porterà in campo sarà un saldo negativo per le imprese e i lavoratori che speravano in un risparmio: per loro, infatti, ci sarà un aggravio fiscale per circa 2,6 miliardi di euro.

I calcoli tutto sommato sono anche piuttosto semplici: le agevolazioni introdotte produrranno benefici, relativamente al 2019, per 469,7 milioni di euro, mentre le rimodulazioni e le abrogazioni di vari sgravi comporteranno un aggravio di 3,117 miliardi. Se la matematica non è un’opinione, dunque, c’è un segno meno per circa 2,6 miliardi di euro.

Entrando un po’ più nel dettaglio della questione scopriamo che l’introduzione della flat tax al 15% per i lavoratori autonomi che fatturano fino a 65mila euro annui e di un’aliquota al 20% per i guadagni compresi tra 65.001 e 100.000 euro, porta un risparmio di almeno 330,9 milioni di euro fino a un risparmio medio di 1.373 miliardi di euro nel momento in cui le due aliquote entreranno a regime insieme (non prima del 2021).

La riduzione dell’Ires produrrà risparmi per 1,9 miliardi solo dal 2020, mentre altre misure minori comporteranno benefici solo per poche centinaia di milioni di euro.

Sull’altro piatto della bilancia pesano però un iperammortamento portato al ribasso (900 milioni di euro di aggravio), l’abrogazione dell’Iri (circa 2 miliardi di euro di costi in più) e l’abrogazione dell’Ace (altri 227 milioni di maggiori costi nel 2019 destinati a diventare 2,3 miliardi nel 2020).

In pratica il progetto flat tax semplifica sicuramente il sistema perché elimina tante forme di benefici fiscali per ridurle ad una sola, ma in questa semplificazione evidentemente affrettata produrrà, di fatto, un aumento delle tasse per le piccole e medie imprese neppure di poco conto.