Con l’avvento di questa nuova stagione politica lo spread ha ripreso a risalire, e checché se ne dica, le ripercussioni sui prestiti e sui mutui casa ci saranno eccome. Senza un’inversione di tendenza, infatti, l’aumento dei costi a carico di chi chiede un finanziamento sarà praticamente inevitabile e, a livello di tempistiche, neppure troppo lontano.

Secondo un’indagine riportata da La Stampa, sono già una dozzina gli istituti bancari che hanno rivisto al rialzo sia il tasso fisso che il tasso variabile, con aumenti dello spread compresi tra i 5 e i 20 punti base. Questi rincari finiranno per far diventare più costosi i nuovi mutui, per cui coloro i quali hanno già sottoscritto un contratto di mutuo (indipendentemente dal fatto che sia a tasso fisso o a tasso variabile) possono stare tranquilli, mentre i nuovi richiedenti potranno aspettarsi dei costi lievitati.

Il fatto è che lo spread Btp/Bund oltre i 300 punti base non fa che aumentare il clima di incertezza e di timore, per cui le banche, come risposta più immediata e in un certo senso anche più facile, tendono ad aumentare i costi legati ad alcuni loro prodotti. Uno spread più alto alimenta quindi i timori, e più timore si respira tanto più ci sono ritocchi al rialzo dei costi relativi a mutui e prestiti.

L’aumento dello spread che si è verificato da qualche mese a questa parte, quindi, non è affatto una buona cosa. E se il differenziale dovesse ritornare sopra quota 400, così come avvenne in piena crisi, il rincaro per i nuovi mutuatari sarà ancora più evidente e le condizioni per l’accettazione di una richiesta di finanziamento diverranno più rigide. In questo modo si tornerebbe indietro al 2011, quando i tassi viaggiavano addirittura sopra il 5/6% e quando accendere un mutuo oppure ottenere un prestito di una certa entità era molto difficile.