Come c’era da aspettarsi, la Commissione Europea, nel collegio dei commissari che si è concluso una manciata di minuti fa, ha bocciato la Legge di Bilancio presentata dal governo italiano.

L’Ue ha chiesto all’Italia di lavorare ad un nuovo testo che sostituisca il precedente, o meglio, che sani tutti quegli aspetti per i quali il precedente è stato rigettato: in poche parole il governo dovrà redigere un testo che contenga meno spesa pubblica corrente e che di conseguenza faccia un minor ricorso al deficit. Roma ora ha tre settimane di tempo per inviare a Bruxelles una manovra praticamente nuova.

Si tratta della prima volta in cui la Commissione Europea delibera una bocciatura diretta, che rimane comunque una possibilità assolutamente prevista dal Patto di stabilità e crescita introdotto nel 2012. Ma il governo italiano non ci sta, tant’è che il ministro dell’Economia Giovanni Tria, in risposta alle contestazioni avanzate da Pierre Moscovici e Valdis Dombrovskis, ha detto che la scelta di aumentare il deficit al 2,4% è stata dettata da una “necessità”.

“Alla luce del persistente ritardo nel recuperare i livelli di Pil del pre-crisi, e alla luce delle condizioni economiche drammatiche in cui versano gli strati più svantaggiati della società italiana, il ricorso a un maggior deficit rappresenta per noi una necessità”, ha scritto Tria. Lo stesso ministro ha anche aggiunto: “Nel caso in cui i rapporti deficit/Pil e debito/Pil non dovessero raggiungere i livelli che abbiamo stimato, il governo adotterà tutte le misure necessarie affinché l’Italia rispetti gli obiettivi indicati”.

Sulla bocciatura della manovra da parte della Ue è intervenuto anche il premier Giuseppe Conte, che ha confermato la disponibilità a “considerare un contenimento delle spese nel corso di attuazione della manovra”. Parole, queste, che intendono da una parte rassicurare i piani alti di Bruxelles e dall’altra smentire l’esistenza di un fantomatico “piano B” per l’Italia.