Sembrava che Quota 100 fosse tutto rose e fiori, ma in realtà le cose non stanno esattamente così.

A parlar chiaro sul progetto di riforma tanto voluto dal governo in carica è stato il presidente dell’Inps Tito Boeri, che ha avvertito: Quota 100 non solo costituisce una riforma ingiusta nei confronti delle giovani generazioni, che si ritroveranno a dover pagare il debito prodotto da una tale misura, ma rappresenta anche una falsa isola felice per gli stessi pensionandi. Andare in pensione prima dei termini previsti dalla legge Fornero, infatti, significa andare incontro a una perdita che può essere anche di 500 euro al mese.

“A lasciare prima il lavoro – ha stimato Boeri – saranno circa 400mila lavoratori. Questi potrebbero dover rinunciare a circa il 21% dell’assegno che avrebbero preso se fossero andati in pensione a 67 anni. In pratica, si potrebbe arrivare a perdere anche 500 euro al mese”. Quota 100 finirà dunque col rivelarsi un costo non solo per le finanze pubbliche, ma anche per coloro i quali in teoria, facendone uso, avrebbero dovuto trarne giovamento.

Inoltre il fatto che si intenda mettere un freno al cumulo di reddito e pensione non costituirebbe un deterrente per evitare che in tanti accedano alla pensione anticipata. E per lo Stato, controllare il rispetto del divieto e stanare eventuali evasori si tradurrebbe in una spesa molto alta. “Mi chiedo se valga la pena spendere tutte queste risorse per controllare se in pochi dovessero continuare a lavorare dopo la pensione”.

Per il numero uno dell’Inps, la riforma complessiva delle pensioni finirà per tradursi in un costo esorbitante per le casse dello Stato: si parla di 140 miliardi di euro per i prossimi 10 anni. La bellezza di 140 miliardi di euro spesi non per fare crescita e investimenti e per dare uno slancio alla parte produttiva del Paese, ma per sussidiare e/o mantenere una parte di popolazione ormai inattiva.