Dal prossimo anno, ogni biennio si procederà col ricalcolo dei requisiti di accesso alla pensione. Dal 1° gennaio 2019, quindi, l’età attualmente fissata per la pensione di vecchiaia salirà ulteriormente toccando quota 67 anni (71 per l’opzione contributiva); per accedere alla pensione anticipata, invece, bisognerà avere 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne.

Nonostante questo non ci accorgeremo più di tanto del cambiamento, in quanto per il 2021, proprio in virtù del ricalcolo biennale dei requisiti pensionistici, è previsto un ulteriore adeguamento: a quel punto l’età pensionabile dovrebbe salire di altri 3 mesi, portandosi a 67 anni e 3 mesi. E più o meno si dovrebbe continuare così, visto che è stata proprio l’Istat a parlare di un adeguamento che in linea di massima salirà di 2 o 3 mesi ogni due anni.

Insomma, se è vero che in futuro vivremo mediamente più a lungo, è anche vero che la maggior parte del tempo “guadagnato” lo trascorreremo lavorando. Con la crescita dell’età pensionabile, infatti, non è affatto improbabile che di qui al prossimo futuro non andremo in pensione prima dei 70 anni!

Dopotutto se si considera la regola dei 2-3 mesi in più per ogni biennio, dopo il 2043 si dovrebbe andare in pensione a 70 anni. Un giovane di 20 anni che ha appena cominciato a lavorare, dunque, dovrebbe aspettare il 2069 per poter andare in pensione, alla veneranda età di 71 anni e 3 mesi. E questo se gli fila tutto quanto liscio, cosa che è alquanto improbabile oggi giorno e che lo sarà ancor di più domani, visto e considerato che il mercato del lavoro appare sempre più flessibile (ossia più vulnerabile)!