Una delle misure che molto probabilmente troveremo nella Legge di Bilancio è la pensione di cittadinanza, un assegno minimo di 780 euro mensili che verrà riconosciuto ai pensionati che ad oggi non arrivano neppure a questa soglia di reddito. “Avere una pensione di sopravvivenza è un principio di civiltà”, ha detto il ministro del Lavoro Luigi Di Maio, che è poi colui che ha lavorato sin dall’inizio a questo provvedimento.

Ma esattamente in cosa consiste e a chi spetterebbe questa forma di aiuto? La pensione di cittadinanza riguarderebbe i pensionati indigenti, ossia tutti quei pensionati che non arrivano a prendere 780 euro al mese. Secondo i dati Inps, al primo gennaio 2018, il 62,2% dei pensionati percepiva un assegno mensile inferiore a 750 euro. “Questa percentuale – chiariva tuttavia l’Inps – costituisce una misura indicativa della povertà, per il fatto che in realtà molti pensionati dispongono di più prestazioni pensionistiche o comunque hanno altri redditi”.

L’idea del Movimento 5 Stelle, che sta portando avanti questa battaglia, infatti, è di riservare la pensione di cittadinanza non semplicemente a chi guadagna meno di 780 euro al mese, ma a chi ha solo quel tipo di entrata fissa. Un pensionato che di pensione da lavoro prende, per esempio, 700 euro al mese, e che magari ha altri redditi che gli fruttano 500 euro al mese, in teoria non dovrebbe avere accesso alla pensione di cittadinanza. Il criterio di applicazione, in sostanza, terrebbe conto non del solo reddito da pensione, ma del reddito e del patrimonio familiare.

La misura appare quindi più complessa di quanto si possa pensare, ed è tanto complessa quanto costosa: per finanziare la pensione di cittadinanza serviranno diversi miliardi di euro che ancora non si capisce esattamente come verranno trovati (anche se sembra che alla fine si ricorrerà allo strumento più comodo di tutti: ulteriore deficit).