In vista della Legge di Bilancio, il governo continua a lavorare sul nodo pensioni e tasse. Quella che verrà sarà una manovra a dir poco contesa, visto e considerato che sia la Lega che il Movimento 5 Stelle vogliono metterci del loro; tanto più in considerazione del fatto che misure shock come la flat tax e il reddito di cittadinanza richiedono risorse che ovviamente non ci sono.

In particolare, sul fronte previdenziale il governo sta cercando di portare avanti Quota 100 che sta tanto a cuore alla Lega, e le pensioni di cittadinanza su cui i Cinquestelle premono parecchio. Sul versante riforma pensionistica si pensa a una Quota 100 con il requisito base dei 62 anni di età e 38 anni di contributi versati, anche se il Ministero dell’Economia starebbe spingendo per l’ipotesi 64 anni di età e 36 di contributi.

Per quanto attiene le pensioni di cittadinanza, invece, la volontà è di alzare le minime a 780 euro mensili (il livello del reddito di cittadinanza, dunque) così da evitare che vi siano ancora pensionati che vivono al di sotto della soglia di povertà. Le risorse potrebbero arrivare da un taglio delle pensioni d’oro che non hanno alle spalle un adeguato versamento contributivo, anche se i numeri parlano chiaro: i soldi non bastano comunque, in quanto la misura sulle pensioni d’oro riuscirà a ricavare non più di qualche decina di milioni di euro.

Sul versante tasse, invece, sembra essere stata trovata una quadra visto che di nuove ipotesi non se ne vedono. Regge dunque lo scenario che punta ad introdurre, per le partite iva, un’aliquota fissa del 15% su ricavi fino a 65mila euro, e un’aliquota del 20% per chi guadagna più di 65mila euro annui. Probabile anche un’aliquota al 5% per 3 o 5 anni da applicare a start up e giovani professionisti fino a 35 anni di età, e sempre a fronte di redditi annui non più alti di 65mila euro.