Gli assegni familiari, cioè quei contributi che l’Inps riconosce di mese in mese ai lavoratori dipendenti con coniuge e/o figli a carico, di norma non sono riconosciuti agli autonomi. In alcuni casi però l’Inps riconosce anche ai lavoratori autonomi il beneficio di un contributo economico per il sostegno dei familiari a carico, ed in particolare riconosce tale sostegno ai coltivatori diretti (anche coloni e mezzadri), ai piccoli coltivatori diretti e a coloro i quali sono titolari di pensioni a carico delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi.

Per quanto riguarda gli importi, però, c’è da dire che per i lavoratori autonomi gli assegni familiari sono più bassi rispetto a quelli previsti per i lavoratori dipendenti: ai coltivatori diretti, coloni e mezzadri, infatti, spettano soltanto 8,18 euro al mese per ciascun familiare a carico, mentre per i pensionati iscritti alle gestioni dei lavoratori autonomi è previsto un contributo unitario di 10,12 euro.  I piccoli coltivatori diretti, infine, “beneficiano” di assegni pari a 1,21 euro per ogni familiare a carico.

Cifre dunque molto irrisorie, tanto più se si considera il fatto che tali aiuti sono riconosciuti solo a fronte di un determinato stato di necessità della famiglia: soltanto i nuclei familiari che dispongono di un reddito complessivo non molto alto possono usufruirne. Per esempio, una famiglia composta da due persone non deve superare un reddito annuo di 19.222,07 euro. Le soglie di reddito salgono a 24.711,85 euro, 29.515,81 euro e 34.319,82 euro, e così via, rispettivamente per famiglie da 3, 4 o 5 persone.

Per usufruire degli assegni familiari è poi indispensabile che il familiare per cui si richiede l’assegno sia a carico di colui il quale lavora. Per essere a carico, questo componente della famiglia non deve guadagnare più di 707,54 euro (nel caso di coniugi, genitori e figli) o più di 1.238,19 euro (nel caso di due genitori o di soggetti equiparati).l