Aiutare chi ci sta “dentro” a smascherare coloro i quali sfruttano la manodopera a basso costo, e farlo premiandoli con una occupazione regolare. Questa l’idea lanciata dal comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie, promosso dalla Coldiretti. Una soluzione, questa formulata al ministro della Giustizia, che potrebbe rivelarsi efficace nella lotta al caporalato.

Cataldo Motta, volto del comitato scientifico nonché procuratore della Dda di Lecce (e quindi tra i massimi esperti del fenomeno), ha detto: “Bisognerebbe lavorare ad una legge in questo senso, e farlo con parole semplici e chiare così da non dare adito a troppe interpretazioni. Il caporalato – ha aggiunto – non è un fenomeno che riguarda il solo Sud”.

Motta ha affermato che l’aspetto della confisca che viene già messo in atto in situazioni di caporalato e di sfruttamento del lavoro, va bene ed è anche giusto in linea di principio. A tutto ciò però bisogna abbinare anche l’aspetto della premialità, ossia premiare, per l’appunto, coloro i quali decidono di denunciare gli sfruttatori.

“Come comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie abbiamo pensato a una formula secondo cui la vittima, italiana o straniera che sia, che denuncia il datore di lavoro scorretto, debba essere premiata con un’occupazione vera e propria. Per agevolare il nuovo datore di lavoro che si prenderà carico di questa persona, invece, la retribuzione verrà sostituita da un’indennità di formazione finanziata dal Fondo “Vittime della tratta”, in maniera tale da non incorrere nella violazione della normativa sugli aiuti di Stato. Sull’idea del pentito attendiamo che a pronunciarsi sia ora il governo”.

Sulla questione si dovrà quindi pronunciare il governo, ed in particolare il Ministero della Giustizia e quello del Lavoro, che si spera continuino la lotta allo sfruttamento del lavoro iniziata concretamente nella passata legislatura, quando fu varata non a caso la prima legge contro il caporalato.