Congelare la spesa pubblica, ma solo quella corrente, per almeno tre anni. Il che significa bloccare a quota 727,7 miliardi di euro la quota di spera primaria nominale che la Pubblica Amministrazione fa ogni anno. E’ questo, in estrema sintesi, il progetto che il neoministro dell’Economia Giovanni Tria sta provando a portare avanti.

Dopo aver fermato in Consiglio dei ministri tutte le proposte che non hanno adeguate coperture finanziarie, come la flat tax che piace tanto alla Lega e il reddito di cittadinanza che sta a cuore al Movimento 5 Stelle, Tria ha paventato l’ipotesi di bloccare la spesa pubblica corrente nel tentativo di riorganizzare la voce “uscite” del bilancio dello Stato: l’obiettivo sarebbe quello di congelare la spesa corrente e nel frattempo riqualificarla, destinando per esempio più risorse agli investimenti e meno risorse alle attività correnti.

In questo modo potrebbero esserci tagli per 33 miliardi di euro in tre anni, che farebbero quindi risparmiare allo Stato la bellezza di 10 miliardi di euro l’anno. Ma chi rischierà di finire nella tagliola di Tria?

In primis, a tremare, potrebbero essere gli stipendi dei dipendenti pubblici. Nel 2018 però lo Stato dovrà sborsare 171 miliardi di euro per questa voce di bilancio, e per gli anni a venire questo capitolo apparirà sempre più corposo in quanto ci saranno gli aumenti previsti dal rinnovo contrattuale, nonché la questione pensioni, il cui ammontare sarà di circa 23 miliardi di euro.

Nel mirino potrebbe finirci anche la Sanità, sebbene ci sarebbe da superare prima di tutto l’opposizione interna che sia Lega sia Movimento 5 Stelle molto probabilmente faranno. E proprio perché tutte queste voci sembrano “blindate”, è probabile allora che l’accetta colpirà la spesa per beni e servizi; anche qui però, pensare di recuperare più di 30 miliardi di euro solo dalla spesa per beni e servizi è tutt’altro che realistico.

Che sapore avrà allora la manovra di Bilancio che il governo gialloverde varerà il prossimo autunno?