I contratti di lavoro a termine potrebbero diventare più cari rispetto a quelli a tempo indeterminato. Si vocifera che la prossima Legge di Bilancio conterrà una norma che porterà i contratti precari a costare l’1.4% in più, e a quanto sembra quelle tasse in più andranno a rimpolpare il fondo Naspi.

Allo stato attuale parliamo di una mera ipotesi, ma pare che ci siano buone possibilità affinché la misura finisca tra le novità della prossima manovra finanziaria. Un provvedimento di questo tipo, infatti, darebbe una prima risposta a quanti chiedevano che i contratti di lavoro a tempo determinato diventassero meno convenienti per le imprese.

L’obiettivo del resto sarebbe proprio quello di disincentivare l’uso dei contratti di lavoro a termine, considerati una piaga soprattutto per i più giovani che non potendo contare su contratti “solidi” non riescono a farsi alcun progetto di vita: dall’acquisto di un’auto alla sottoscrizione del mutuo, fino al diritto a maturare ferie, permessi e quant’altro.

Il governo sarebbe intenzionato a percorrere questa strada anche alla luce dei recenti dati sull’occupazione che ci dicono che la disoccupazione in Italia è in diminuzione, ma che lo è fondamentalmente per merito dei contratti di lavoro a tempo determinato: i nuovi occupati che possono contare su contratti a tempo indeterminato continuano ad essere un’esigua minoranza.