L’economista: “Su quelle di garanzia e donne dibattito surreale. Il problema riguarda il mercato del lavoro per i giovani”

Le proposte di pensioni di garanzia per chi ha il contributivo e di ridurre i requisiti per le donne rientrano in “un dibattito surreale”, in quanto nascono dopo la “presa d’atto che ci sono aree di enorme difficolta’ sul mercato del lavoro per i giovani e per le donne. I problemi pensionistici nascono da qui”: ad affermarlo e’ il presidente dell’Inps, Tito Boeri, in un’intervista al Corriere della Sera. “E’ una questione che si riverbera sulle pensioni future, certo, ma va affrontata oggi facilitando l’accesso al lavoro di questi giovani e delle donne”, ha affermato Boeri. E’ “bene che la legge di bilancio si impegni su questo obiettivo. Non per cambiare le regole pensionistiche”, ha aggiunto. Sulla questione di vitalizi, Boeri ga spiegato che “fra parlamentari e consiglieri regionali, si possono trovare 150 milioni”, ma servirebbe piu’ “trasparenza”.

“Trovo davvero grave”, ha lamentato, “che il Parlamento non abbia reso pubbliche le cifre sui contributi versati dai diversi parlamentari. Solo le Camere le hanno e non vengono date neanche all’Inps. Volessimo fare ricalcoli precisi sui contributi versati, non potremmo”. Per il numero dell’Inps gli sgravi contributivi ai giovani neoassunti sono “efficaci se sono significativi e visibili. E se vengono percepiti come duraturi, strutturali”. “In Italia abbiamo il problema del mercato del lavoro, in particolare dei giovani; dovremmo portare li’ anche gli altri interventi”, ha sottolineato Boeri, “se ad esempio vogliamo spingere le imprese a fare piu’ investimenti sulle tecnologie di Industria 4.0, e abbiamo una dote per farlo, la potremmo usare all’interno del pacchetto lavoro”.

“Le imprese che investono in formazione, per esempio, possono aver diritto a una decontribuzione piu’ forte”. Boeri ha spiegato che “il costo amministrativo” per gestire l’Ape sociale “e’ pari al lavoro a tempo pieno per un anno di 225 funzionari con laurea magistrale”. “Noi all’Inps ci siamo impegnati a dare alla politica economica informazioni su cio’ che accade al cosiddetto debito implicito, ossia agli impegni previdenziali assunti dal sistema”. Su questo “ci sono effetti importanti”.