In Italia, secondo il rapporto mensile dell’Abi, le sofferenze bancarie lorde sono arrivate a febbraio ai massimi del 2000, al 6,3% del totale prestiti, per un ammontare pari a 107,6 miliardi di euro, 269 milioni di euro in più rispetto a gennaio 2012 e 15,3 miliardi in più rispetto a febbraio 2011, segnando un incremento del 16,5%.

La notizia segue quella recentemente diffusa dalla Banca di Spagna sui mutui in sofferenza. Le banche spagnole hanno, infatti, accumulato nei loro bilanci 184 miliardi di euro di sofferenze, pari a ben il 60% del loro portafoglio, rispetto ai 176 miliardi dell’ultima rilevazione di giugno 2011, con un tasso dei prestiti che a febbraio è salito sui massimi del 1994 raggiungendo l’8,2% del totale, in rialzo rispetto a gennaio.

Una situazione, dunque, tipicamente europea e connessa all’andamento congiunturale della nostra economia. L’articolo 40 del Testo Unico Bancario stabilisce che la banca possa richiedere la risoluzione del contratto di mutuo nel caso in cui il mancato pagamento si sia verificato almeno sette volte anche non consecutive. Costituisce mancato pagamento della rata quello effettuato dopo il centottantesimo giorno dalla sua data di scadenza, mentre i pagamenti effettuati nell’arco temporale compreso tra 1-6 mesi rappresentano solo dei ritardi di pagamento.

Per far fronte a questa situazione è stata prorogata fino al 31 luglio 2012 la moratoria dei mutui, misura adottata nel quadro del Piano famiglie, che consente a famiglie in difficoltà con un reddito non superiore ai 40 mila euro e con finanziamenti in essere fino a 150 mila euro di ottenere la sospensione della rata per 12 mesi. Una vera e propria boccata di ossigeno, che può però non bastare.

Durante il periodo sospensivo gli interessi continueranno a maturare sul debito residuo. Per ottenere una rata di mutuo più sostenibile sarebbe meglio allora rinegoziare il contratto di prestito oppure, in casi estremi, utilizzare il periodo sospensivo per provvedere a vendere casa, estinguere il mutuo e comprarne una più piccola o dall’importo minore.