Prestiti sempre più difficili. Questo è il quadro che emerge dalle statistiche di Banca d’Italia. Il tasso di crescita dei prestiti al settore privato nel suo complesso è sceso dal 4,1% di ottobre al 3,5% di novembre. Nel dettaglio l’indice è sceso dal 5,3% di ottobre al 4,4% di novembre per le società non finanziarie, e dal 4,3% al 3,9% per le famiglie, registrando nello stesso periodo una contrazione più contenuta.

La cautela delle banche nella concessione dei prestiti ha, a sua volta, effetti sui tassi di interesse, spingendoli appunto verso l’alto. Inoltre gli istituti di credito devono fare i conti anche con una situzione in cui i propri clienti hanno sempre più difficoltà a rimborsare le rate: il tasso di crescita delle sofferenze bancarie sui dodici mesi si conferma, infatti, stabile rispetto allo scoerso mese, attestandosi al 22,1%.

La situazione internazionale non cenna ad allentarsi dopo che S&P ha tagliato il rating del Fondo Salva Stati (Efsf) da AAA a AA+. Anche se la notizia non ha sorpreso i mercati, tale taglio potrebbe implicare meno prestiti e un aumento del costo del lending. Tali aumenti si rifletterebbero automaticamente anche sul credito al consumo.

Ma se i tassi dei prestiti a famiglie e a società non finanziarie si impennano, non è così invece per i tassi di interesse sul prestitio di oro, in quanto quello ad un mese, da inizio dicembre, è sceso a un minimo storico di -0,57%. Questo per via soprattutto delle attività delle banche che utilizzano il metallo prezioso come collaterale per ottenere liquidità in dollari. Inoltre è la prima volta dal 1999 che le vendite differite di oro delle società minerarie superano i riacquisti di contratti forward, in quanto le banche prendono in prestito oro per venderlo sul mercato. La notizia , di per sé, non giunge nuova, ma viene ad avvalorare ancor di più i sospetti con cui si era chiuso l’anno precedente.