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Ferrero aperto all’idea di allenare Sinner: la sorprendente rivelazione dell’ex coach di Alcaraz

Un’apertura inattesa scuote il tennis d’élite: l’idea che l’uomo che ha forgiato un fenomeno possa mettersi al fianco del suo rivale più vicino. È il tipo di notizia che trasforma un normale giorno di sport in una piccola storia da ricordare.

Nel tennis di oggi, i nomi che guidano la conversazione sono chiari. Jannik Sinner e Carlos Alcaraz non condividono solo il campo. Condividono un tempo. Un ritmo. Una misura di ambizione che sembra più grande delle finali che giocano. Uno porta l’ordine. L’altro il lampo. E ci piace così.

I dati aiutano a mettere a fuoco questo quadro. Sinner ha vinto l’Australian Open 2024 ed è diventato n. 1 del mondo a giugno dello stesso anno. Ha guidato l’Italia nella Davis Cup 2023. Ha limato ogni anno una debolezza, fino a farla sparire. Alcaraz ha bruciato le tappe: US Open 2022, Wimbledon 2023, Roland Garros 2024. Ha toccato il n. 1 a 19 anni. E ha fatto tutto con un tennis che sembra allargare il campo di un paio di metri.

Dietro quel salto c’è la mano di Juan Carlos Ferrero. Ex numero uno e campione del Roland Garros 2003, soprannominato “El Mosquito”, ha una cifra stilistica chiara: ritmo alto, anticipo, disciplina feroce. Nella sua accademia di Villena ha costruito, pezzo dopo pezzo, un giocatore che oggi definisce il gioco. La sua figura è diventata quasi un archetipo di coach moderno: tecnico, psicologo, regista.

Un incrocio di destini

Eppure gli incroci, nello sport, sorprendono sempre. In un’intervista al Corriere della Sera, Ferrero ha aperto a un’ipotesi che fino a poco tempo fa suonava di fantasia: allenare Sinner. Le sue parole hanno il peso delle sfumature: “Qualche mese fa avrei detto no. Ora sarebbe bellissimo allenare Sinner. Ma Alcaraz al 100% è superiore”. Non è una provocazione. È una disponibilità, e insieme una lettura tecnica su cui si può discutere.

Nota doverosa: sulla presunta separazione “non proprio serena” tra Ferrero e Alcaraz a fine 2025 non ci sono riscontri pubblici che possiamo confermare con certezza. Il fatto nuovo, però, è l’apertura esplicita del coach spagnolo. E questo basta a cambiare l’aria della conversazione.

Che cosa cambierebbe per Sinner

La domanda vera è pratica: cosa potrebbe aggiungere Ferrero a Sinner? Un’idea di metodo. Sequenze brevi. Prime piatte più coraggiose in uscita di servizio. Un lavoro ossessivo sul primo passo verso la palla. La gestione dei momenti-limite, dove un 15-30 pesa come un set. Con Alcaraz, Ferrero ha costruito l’istinto di chiamare la rete nel punto giusto. Con Sinner potrebbe rifinire la variazione corta e il chip di contenimento. Piccole viti che, in alto, spostano i muri.

C’è anche la realtà concreta. Oggi Sinner lavora con un team tecnico rodato, con Darren Cahill e Simone Vagnozzi (dato noto fino al 2024). La chimica è forte. Inserire un nuovo capo-progetto richiederebbe tempi, ruoli chiari, e la certezza di non intaccare ciò che funziona. Poi ci sono le logistiche: l’accademia di Ferrero a Villena, i blocchi di preparazione, una convivenza di metodi che dovrebbe trovare un punto medio.

L’idea, però, affascina. Perché tocca una corda culturale. Il rigore asciutto di Ferrero accanto alla concretezza tranquilla di Sinner. Due forme di sobrietà che non si escludono, anzi si sommano. E perché, in controluce, ci consegna una domanda più grande: che cos’è, davvero, il prossimo passo per un campione che ha già imparato a vincere?

Forse la risposta sta in un’immagine semplice. L’alba a Villena. Campo vuoto. Silenzio. Un ragazzo alto in tuta scura, racchetta in mano. E dall’altro lato, un ex numero uno che non alza la voce, ma indica un punto preciso a due dita dalla riga. Lì. Sempre un po’ più avanti. Dove comincia il futuro.

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