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Fisco e tasse

Un guaio per tutti gli italiani: ecco quando “scade” la cartella esattoriale

Siamo sinceri, nel caso specifico parliamo di un vero e proprio incubo per tutti i cittadini italiani.

Con i tempi che corrono, ma in realtà anche molto tempo prima, immaginare di dover sostenere spese che per un motivo o per un altro non erano state preventivate potrebbe comportare un problema non da poco per il cittadino medio italiano. Al giorno d’oggi, poi, tra crisi generalizzata legata alle conseguenze della pandemia di covid e della guerra in Ucraina, la situazione sarebbe del tutto ingestibile.

Foto © AdobeStock

Senza ombra dei dubbio uno dei peggiori momenti per ogni cittadino, sia come immagine vissuta che come ipotetico presagio. Quando si parla di cartella esattoriale, si trema, c’è davvero poco da fare. Nel caso specifico possiamo al massimo augurarci si tratti di qualcosa di poco conto, in caso contrario allora ci attenderebbe davvero un bel guaio. L’arrivo di una cartella esattoriale, chiaramente non è mai un momento definibile piacevole.

Nella maggior parte dei casi l’equivoco di fondo che accompagna ogni notifica del genere è quello relativo alla presunta legittimità o meno della stessa. Ci troviamo insomma perennemente davanti al dubbio. Il tutto è dettato prevalentemente dalla volontà di non confrontarsi affatto con la notifica in questione, provare a disfarsene e magari trovare davvero il modo di farlo. Pagare, in effetti, si sa, piace davvero a nessuno, soprattutto in certi casi.

Di conseguenza, cosi come anticipato in un certo senso, le ambizioni degli italiani alle prese con le cartelle esattoriali è nella maggior parte dei casi arrivare alla prescrizione senza intoppi. Certo parliamo di una cosa non di proprio facilissima. La prescrizione segue regole ben precise e chiaramente per arrivare a tale momento, per dirla in questi termini bisognerà superare una serie di fasi, una serie di operazioni mancate, in un certo senso.

Un guaio per tutti gli italiani: ecco come si arriva alla prescrizione

L’incubo è più terrificante che mai. Ogni cittadino teme prima o poi l’arrivo della temibile cartella esattoriale. Parliamo nello specifico di una cartella di pagamento che generalmente riguarda contributi non pagati, iscrizioni ad albi professionali mancati, contravvenzioni stradali, sanzioni di natura amministrativa, oppure ancora tasse di competenza diretta dell’Agenzia delle Entrate. Ad ogni modo è prevista per chi è in difficoltà la possibilità di una rateizzazione dell’eventuale importo.

In seguito all’inizio della pandemia di covid il Fisco ha provveduto, per andare incontro alle esigenze e le difficoltà degli italiani a rallentare volontariamente l’invio delle stesse cartelle. In alcuni casi sono stati prorogati anche alcuni termini riguardanti i pagamenti specifici. Ora invece la situazione è ritornata alla normalità e l’invio delle cartelle è ripartito, in qualche modo più spedito che mai. Gli italiani, nell’eventualità sperano sempre di poter evitare il tutto.

La speranza degli italiani si chiama ritardo. I cittadini sperano insomma di entrare nei periodi di prescrizione che portano inesorabilmente all’annullamento di tutta l’operazione. Certo anche un semplice ritardo potrebbe essere gradito, ma l’annullamento della sanzione, di qualsiasi natura essa sia rappresenterebbe di gran lunga una opzione migliore. Le cose funzionano in linea di massima in questo modo. Dal momento della ricezione della notifica si hanno 60 giorni per pagare il debito in questione.

In merito poi all’eventuale arrivo dei tempi di prescrizione possiamo dire che questi in base alla tipologia di sanzione sono in questo modo, per cosi dire, organizzati:

  • 3 anni per bollo auto;
  • 5 anni per multe stradali, sanzioni amministrative, contributi previdenziali INPS; oppure assistenziali INAIL, IMU TASI e TARI;
  • 10 anni per cartelle Irpef, IVA Ires, Irap, imposta bollo, registro, ipotecaria, oppure per i contributi per la camera di commercio.

Uno degli incubi peggiori degli italiani insomma. La cartella esattoriale, qualcosa che i cittadini non vorrebbero mai più vedere in vita propria.

Published by
Paolo Marsico