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Lavoro e pensioni

Pensioni e retribuzioni, l’Inps chiede i soldi indietro: cosa sta succedendo

Occhio alle pensioni e retribuzioni, in quanto in questi casi l’Inps chiede i soldi indietro. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo cosa sta succedendo.

Foto © AdobeStock

L’ultimo periodo è stato inevitabilmente segnato dal Covid che continua, purtroppo, ad avere delle ripercussioni sulle nostre vite. Non solo dal punto di vista sociale, ma anche economico. Molte famiglie si ritrovano alle prese con delle serie difficoltà e se tutto questo non bastasse ci si ritrova, spesso, a dover fare i conti con i vari adempimenti amministrativi.

Enti come l’Agenzia delle Entrate e l’Inps, d’altronde, non si fermano mai e proprio per questo motivo è sempre bene prestare attenzione alle varie novità messe in campo dai due istituti. Proprio in tale ambito, in effetti, è bene prestare attenzioni alle proprie pensioni e retribuzione. Questo perché in determinati casi l’Inps può richiedere indietro dei soldi. Ma per quale motivo? Entriamo nei dettagli e vediamo cosa sta succedendo.

Pensioni e retribuzioni: le indennità percepite indebitamente vanno restituite al netto

Attraverso la circolare INPS n. 174 del 22 novembre 2021, l’istituto di previdenza ha reso note le modalità per il recupero di pensioni, prestazioni previdenziali, e retribuzioni percepite indebitamente. Quest’ultime, infatti, dovranno essere restituite al netto delle imposte. Grazie a questa nuova norma, sottolineiamo, si intende semplificare la gestione dei rimborsi e diminuire il contenzioso civile e amministrativo.

A tal fine dispone anche, in favore del sostituto d’imposta, che agisce in qualità di soggetto erogatore, la possibilità di poter usufruire di un credito di imposta pari al 30% delle somme ricevute. Tale credito di imposta è utilizzabile in compensazione e senza limite di importo ai sensi dell’articolo 17 del D.lgs n. 241/1997.

Una notizia indubbiamente importante, che fa seguito a quanto previsto dall’art. 2033 del Codice civile, in base al quale: “Chi ha eseguito un pagamento non dovuto ha diritto di ripetere ciò che ha pagato. Ha inoltre diritto ai frutti e agli interessi dal giorno del pagamento, se chi lo ha ricevuto era in mala fede, oppure, se questi era in buona fede, dal giorno della domanda“.

Per quanto riguarda le tempistiche, invece, la restituzione può essere chiesta entro un termine ordinario di prescrizione fissato a dieci anni. Tali somme, come già detto e così come previsto dall’art. 10, comma 2-bis del Tuir: “se assoggettate a ritenuta, sono restituite al netto della ritenuta subita e non costituiscono oneri deducibili“.

Il pensionato o il lavoratore, pertanto, riceverà un documento inerente il fatto di dover restituire le cifre indebitamente percepite, in cui troverà sia l’importo lordo che quello netto.

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Per concludere ricordiamo che, in base a quanto si evince dalla circolare dell’Inps: “La restituzione delle somme al soggetto erogatore al netto delle ritenute IRPEF opera per quelle “restituite dal 1° gennaio 2020”, facendo salvi “i rapporti già definiti alla data di entrata in vigore del presente decreto”, vale a dire alla data dal 19 maggio 2020.

Published by
Veronica Caliandro