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Conti e Carte

Conto corrente, il futuro a scadenza dei contanti: cosa accadrà nel 2022

La lotta all’evasione fiscale passa dal ricorso progressivamente minore ai contanti. Ma il Fisco tiene d’occhio più i versamenti che i prelievi.

Foto: Pixabay

Sarà un nuovo anno diverso da quello appena trascorso, sotto molti punti di vista. Forse il primo realmente di transizione fra il durante e il dopo pandemia. Il passaggio verso il 2023, indicato come il primo punto di esame, sarà accompagnato da una presa di coscienza definitiva sulle novità imposte dalla pandemia in termini di abitudini e di quotidianità. L’obiettivo del Governo italiano è di attraversare la marea ondulata puntando forte sulla lotta all’evasione fiscale e sulle riforme dei sistemi pensione e, appunto, Fisco. Anche in questo senso, l’impatto sul quotidiano sarà importante, specie sul piano monetario.

Fra le strategie di contrasto all’evasione fiscale adottate dall’esecutivo, rientra l’accantonamento progressivo del ricorso ai contanti e, quindi, il sistema di prelievo agli sportelli Atm. Il punto è incentivare l’uso dei sistemi di pagamento tracciabili, ovvero bonifici, carte di credito e bancomat, ma anche assegni, al fine di favorire anche le procedure di accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate. Le quali, per quanto possibili, con pagamenti in contanti richiederebbero più tempo e ulteriori controlli.

Limiti ai versamenti e ai pagamenti in contanti: il futuro dei conti correnti

Sarà quindi il conto corrente il catalizzatore delle novità. E il prelievo in contanti diverrà l’osservato speciale, più di quanto già non sia. Ad esempio, fra gli aspetti attenzionati anche dalla Cassazione, i versamenti risultano un passaggio chiave. Sulla base delle sue prerogative, infatti, il Fisco ritiene ogni operazione di questo tipo effettuata in contanti un potenziale reddito imponibile. Se non dovesse essere così, andrà dimostrato tramite specifica documentazione. La soluzione più immediata, dunque, sarebbe la sua indicazione in dichiarazione dei redditi e il conseguente pagamento dell’Irpef. Il modo più naturale per eludere il rischio accertamento.

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Non è comunque l’unica questione. Sui versamenti su conto corrente infatti, pur non essendoci un limite, può essere richiesta una contezza rispetto alla provenienza del denaro, specie in presenza di grosse somme, magari oltre la cosiddetta soglia di tracciabilità (1.000 euro da gennaio 2022). In caso di incongruenze, la banca potrebbe effettuare apposita segnalazione all’autorità Antiriciclaggio. Differente il discorso sui prelievi, non soggetti a controlli al fine di ipotesi circa redditi non dichiarati. Solo i titolari di reddito d’impresa hanno l’obbligo del giustificativo, qualora i prelievi superino i 1.000 euro al giorno e i 5 mila in un mese. In sostanza, più restrizioni sui versamenti in termini fiscali ma maggiori sui prelievi su un piano tecnico. Il disincentivo all’evasione passa da entrambi i lati della scacchiera.

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Damiano Mattana