La Sareb si è unita ad altre banche “a rischio” del mondo. Nel 2012, acquistò nel settore immobiliare circa 50 miliardi di attività tossiche da nove casse di risparmio spagnole come parte di un accordo di salvataggio. Dopo la crisi finanziaria del 2008, gli istituti finanziari della Spagna sono passati da oltre 55 a 12, riducendo anche drasticamente le loro operazioni e attività non redditizie del 60%.

La banca sta comunque cercando di andare avanti, sfruttando il calo dei prezzi immobiliari nel Paese che ha fatto scendere il valore dei prestiti e delle attività pignorate. Le sue difficoltà sono in netto contrasto con il successo di alcune “banche cattive” che sono state create in Europa dopo la crisi finanziaria, come nel Regno Unito dove i mercati immobiliari sono rimbalzati.

Di proprietà di alcune banche spagnole e del fondo di salvataggio statale FROB, la Sareb ha venduto soltanto un terzo delle sue proprietà immobiliari e finanziarie ed ha rimborsato meno di un terzo del suo debito. L’unica speranza rimasta è quella di riuscire nel recupero completo dei prestiti immobiliari e successivamente di vendere tutte le sue proprietà.

Iker Beraza Perez, vice direttore dell’istituto, ha commentato: “Trasformare i prestiti ci garantirebbe maggiore liquidità sui beni immobiliari. Per noi sarebbe più facile vendere lo sviluppo immobiliare invece del prestito”. Quando acquisto 200.000 di questi beni per 50 miliardi di euro, l’80% erano prestiti.

Il nuovo piano creato da Sareb prevede di trasformare circa 18 miliardi di euro da un totale di 22 miliardi di prestiti in essere. Nell’ambito del suo nuovo piano, la Sareb si concentra sulla trasformazione in assets di 18 miliardi di euro da un totale di 22 miliardi di euro di prestiti per ottenere l’accesso alla garanzia e successivamente vendere.