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Categories: Economia e Finanza

Bitcoin in picchiata sotto i $6.000: in rosso anche le altre criptovalute

Il Bitcoin continua a perdere terreno: nelle ultime ore la criptovaluta più in vista del momento ha bruciato ulteriore strada portandosi sotto la soglia dei $6.000. Dopo aver toccato di nuovo i minimi dell’anno, la quotazione del BTC ha provato a recuperare quota, ma i tentativi non si sono rivelati granché riusciti: la quotazione continua ad annaspare rimanendo ferma su una soglia piuttosto compromettente per il futuro della criptomoneta.

E a cavarsela male non è solo il Bitcoin, perché anche Ethereum, Litecoin, Ripple e compagnia varia stanno attraversando una fase davvero difficile: il Ripple, per esempio, è tornato a scambiare in area ribassista battendo quota $0,4437.

Insomma, le ultime giornate di trading non si sono rivelate proficue per coloro i quali stanno continuando a dare fiducia al mondo e-currency. Con un crollo vertiginoso delle realtà più famose, e con un cambio BTC/USD che batte la fiacca giorno dopo giorno, la pressione ribassista appare davvero dura da scalfire.

A questo punto gli analisti, anche quelli che si sono definiti inguaribili ottimisti, cominciano ad osservare il quadro con una punta di timore: la paura che aleggia nell’aria è che questo declino continuerà a rimaner tale fino a segnare la scomparsa definitiva delle criptomonete.

Tuttavia vale la pena ricordare che il Bitcoin aveva già toccato livelli molto bassi, e quando lo fece riuscì poi a riprendersi. Lo scorso novembre, per esempio, il BTC toccò il supporto di $5.500 salvo poi ripiegare e riprendere quota giorno dopo giorno. Di conseguenza lo scenario che si sta prefigurando in questo momento potrebbe non essere così catastrofico, ma una semplice riesumazione di quanto avvenne già in passato.

Certo è che la fase rimane indubbiamente critica per il comparto e-currency, e su questo non ci sono affatto dubbi. Le mosse attuate dai governi di alcuni paesi che vanno verso un boicottaggio del Bitcoin e delle altre criptovalute, tra l’altro, non aiutano di certo. Probabilmente se queste monete fossero continuate a rimanere in un mercato veramente libero, il loro destino non sarebbe stato così infausto come si sta rivelando.

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Redazione