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Categories: Economia e Finanza

Ripple in caduta libera per colpa di… Ripple!

La quotazione di Ripple è di nuovo in caduta libera, e stavolta la colpa è delle richieste, piuttosto bizzarre, che sono pervenute dalla società alle istituzioni britanniche. La società che ha dato vita a XRP ha infatti chiesto ai regolatori di prendere una volta per tutte una posizione chiara sulle criptovalute, lasciandosi alle spalle quell’atteggiamento di continua incertezza che finora non ha fatto bene a nessuno, dagli investitori, ai risparmiatori fino a coloro che con le criptomonete ci si sono costruiti un lavoro.

In poche parole la società che sta dietro il Ripple ha fatto capire che preferirebbe di gran lunga un ambiente regolamentato rispetto a una situazione attendista, dove ogni giorno ci si ritrova a dover capire se le criptovalute continueranno a “pascolare libere” o se invece verranno assoggettate a una stretta normativa. Ed è proprio questa richiesta di maggior chiarezza ad aver scioccato i mercati, perché tutto ci si sarebbe aspettati, tranne che la società che sta dietro una delle criptovalute più forti del momento chiedesse alle istituzioni di regolamentare il settore.

Insomma, questa richiesta “bizzarra” sarebbe all’origine del tonfo di Ripple, anche se alcuni analisti ritengono che la flessione in corso sia una flessione per così dire fisiologica, figlia in buona sostanza della fase di ritracciamento (che appare naturale dopo giorni di avanzata).

Fatto sta che l’head of regulatory relations di Ripple, in una intervista rilasciata al The Telegraph, ha chiesto proprio ai regolatori di rafforzare la normativa vigente sulle criptovalute, e di adottare in particolare un ordinamento simile a quello fatto proprio dal Giappone, in cui i legislatori hanno già legiferato imponendo agli exchange il possesso di alcune licenze per poter operare nel mercato e-currency. “Viviamo in un periodo in cui c’è bisogno di chiarezza e di regole. Questo – ha detto il dirigente – è un buon momento per cominciare a rivedere quell’atteggiamento attendista che i regolatori hanno tenuto fino ad oggi”.

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Redazione