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Categories: Economia e Finanza

Germania, la settimana lavorativa scende a 28 ore e i salari aumentano

L’accordo pilota sui metalmeccanici è stato raggiunto nella notte tra il 5 e il 6 febbraio: in Germania arriva ufficialmente un aumento salariale del 4.3% e la settimana lavorativa passa a 28 ore settimanali, così da permettere ai dipendenti di prendersi cura di figli e anziani o, più semplicemente, dedicare più tempo alle proprie passioni.

Si tratta di un risultato estremamente positivo per i lavoratori tedeschi, definito dall’associazione dei sindacati europei come “un esempio positivo per l’intera Europa”. In effetti l’intesa raggiunta col sindacato Ig Metall riguarda per il momento una specifica area del Paese, ma è “assolutamente verosimile che si crei un precedente che verrà seguito anche nel resto della Germania”.

Ai sindacati questo accordo piace perché aumenta le buste paga dei lavoratori ma al tempo stesso riduce l’orario di lavoro. E non c’è neanche il timore che la cosa possa ripercuotersi negativamente sui conti del Paese, visto e considerato che la Germania è in crescita, e che “più soldi nelle tasche dei lavoratori finiranno nell’acquisto di beni e servizi e quindi spingeranno sempre di più il circolo degli affari”.

L’abbassamento del monte ore lavoro settimanale è una vera e propria conquista che il sindacato tedesco Ig Metall ha ottenuto a margine di un’intensa trattativa con i rappresentanti dell’industria. A beneficiarne da subito saranno circa 900 mila dipendenti del comparto metallurgico ed elettrico, ma come è già stato detto, l’augurio è che questo progetto pilota possa estendersi ad altri settori e ad altre aree del Paese.

I termini sono semplici: ogni dipendente potrà chiedere in modo assolutamente volontario la riduzione dell’orario lavorativo a 28 ore, per un periodo di tempo compreso tra 6 mesi e 2 anni, al termine dei quali l’orario di lavoro tornerà a 35 ore settimanali. Non è detto comunque che questa iniziativa, per ora relegata un preciso contesto, non possa essere propedeutica all’introduzione di un nuovo modo di concepire il lavoro: lavorare meno per lavorare tutti.

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Redazione