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Categories: Economia e Finanza

Aumento età pensionabile: stretta finale in Parlamento

Siamo alla resa dei conti sull’aumento a 67 anni dell’età pensionabile. In Parlamento è quasi certo che il premier Gentiloni accoglierà la decisione di rinviare a giugno del 2018 l’aumento del suddetto aumento.  Quindi in pratica la patata bollente passerà nelle mani del prossimo governo.

L’unico provvedimento dall’esecutivo che verrà adottato, per accontentare i sindacati, è il blocco da subito e fino al 2025-2026 dell’innalzamento dell’età pensionistica per undici categorie di lavori gravosi.

Si moltiplicano inoltre gli emendamenti al decreto fiscale per allargare la rottamazione delle cartelle e post-datare la scadenza della domanda da presentare originariamente fissata al 15 maggio 2018.

Ad aggiungersi a questo c’è il problema della fatturazione a 28 giorni da parte degli operatori, un modus operandi che va fermato; e poi ancora recuperare il bonus bebè, modificare lo Spesometro per ritornare all’invio annuale o semestrale dei dati delle fatture, introdurre una cedolare secca al 15% per incentivare la riapertura delle botteghe nei centri storici, e così via, lungo tutta una serie di interventi a cui bisognerebbe mettere mano quanto prima.

Il tema caldo della riunione di oggi tra Paolo Gentiloni, Giuliano Poletti e Pier Calo Padoan con i leader di Cgil, Cisl e Uil resta comunque l’aumento dell’età pensionabile. Nonostante l’Istat abbia certificato l’aumento di 5 mesi della speranza di vita, i sindacati continuano ad opporsi all’avanzamento pensionistico a 67 anni sollecitando una moratoria di sei mesi del decreto direttoriale (di Lavoro ed Economia) in materia, in modo da poter aprire un confronto per differenziare le età in relazione ai lavori svolti.

Nonostante opposizioni venute da più parti (Renzi, l’ex ministro Cesare Damiano, Lega, 5 stelle), Padoan e il ministro Carlo Calenda, però, sono pronti a dare battaglia per confermare da subito l’innalzamento dell’età. Il blocco dell’aumento, infatti, costerebbe circa 3 miliardi di euro l’anno, circa 50 miliardi in 15 anni, e potrebbe far tornare a rischio la combattuta solidità del sistema Inps.

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Redazione