Stretta sui contratti a termine e lotta alle delocalizzazioni: i primi passi di Di Maio

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Dal punto di vista delle normative, quella che è appena cominciata si rivelerà un’estate piuttosto interessante. Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha annunciato i primi passi che il governo intende seguire sul fronte fisco e lavoro, ed in particolare sono quattro i punti che già nel corso di quest’estate potrebbero essere messi nero su bianco.

Il primo riguarderà la lotta alla speculazione. Il governo sta infatti lavorando per limitare gli incentivi fiscali riconosciuti dal piano Industria 4.0, aggravando le pene per le imprese che delocalizzano. Nello specifico, le aziende che beneficiano del super o iper ammortamento fiscale non avranno più la possibilità di spostare il bene incentivato dall’Italia all’estero. Allo stesso modo, le imprese che ricevono aiuti dallo Stato non potranno più essere libere di licenziare facilmente la propria forza lavoro italiana.

Il secondo punto riguarda lo split payment, con il governo che punta ad eliminare totalmente questo regime. A questo discorso si collega la questione spesometro, strumento che è già stato eliminato dal governo a trazione Pd ma che Di Maio vuol far decadere prima della data prevista (attualmente fissata al primo gennaio 2019).

Altro obiettivo è quello di introdurre una stretta sui contratti a termine. Il legame tra azienda e lavoratore continuerà a rimanere libero dalle causali, ma il cambiamento potrebbe arrivare sul fronte durata, limitata a un massimo di 12 mesi. Le causali potrebbero anche essere inserite, ma nel caso verrebbero limitate da un elenco che sarà il governo stesso a predisporre. Inoltre saliranno i costi contributivi e diminuiranno le proroghe possibili, e per le aziende che intendono assumere a tempo determinato varrà il rapporto di 1 a 5 rispetto ai contratti indeterminati.

L’ultimo punto del decreto fiscale riguarderà l’obbligo della fattura elettronica, che anche per il mercato dei carburanti potrebbe slittare al 2019. Si cederebbe così alle pressioni esercitate dall’Unione Petrolifera, che ha fatto notare come la rete abbia bisogno di più tempo per adeguarsi al nuovo sistema.