Stipendio in contanti, addio: d’ora in poi solo a mezzo banca

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Lo stipendio in contanti è destinato a sparire, anzi, a dire il vero sta già scomparendo sotto i nostri occhi! Da un po’ di anni a questa parte, complice un fattore di comodità, ma anche tutta una serie di questioni legate ai controlli fiscali, le aziende hanno preferito starsene tranquille e pagare i loro dipendenti tramite bonifico bancario o assegno.

Il contante in sostanza è andato progressivamente diminuendo. Ma se fino ad oggi questa era appunto una scelta dettata su base volontaria, ora il pagamento dello stipendio a mezzo banca rappresenta un vero e proprio obbligo. Non ancora, certo, ma la strada è quella.

La proposta di legge che introduce questo nuovo cavillo è stata approvata dalla Camera dei Deputati ed è ora destinata a passare al vaglio del Senato, e l’obiettivo con il quale è stata scritta appare scontato: contrastare il lavoro nero ma anche una pratica, ormai sempre più diffusa, che induce i datori di lavoro a pagare i loro dipendenti una retribuzione inferiore rispetto ai minimi fissati dal CCNL di riferimento (non rispettando di fatto l’importo che compare in busta paga).

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Insomma, di qui a breve lo stipendio potrà essere accreditato solo ed esclusivamente in tre modi: tramite bonifico, su un IBAN intestato al lavoratore; tramite pagamento in contanti da farsi però presso uno sportello bancario o postale, oppure tramite assegno da consegnare direttamente al lavoratore (o a un suo delegato). I datori di lavoro inoltre dovranno chiarire sin dal principio i metodi di pagamento di cui intenderanno avvalersi, per cui dovranno darne comunicazione obbligatoria ai centri per l’impiego: l’obiettivo è arrivare al punto in cui i lavoratori possano sapere sin dal principio in che modo verranno pagati.

Dal momento in cui la banca o la Posta rivestiranno un ruolo chiave nei rapporti tra azienda e dipendente, il governo, proprio sulla base di questa legge, sarà tenuto a stipulare apposite convenzioni con l’Associazione bancaria italiana (Abi) e con Poste Italiane, oltre che con le confederazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro. Con quale fine? Ridurre al minimo i costi e snellire la burocrazia.

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