Regime Forfettario e Partita IVA: Serve un conto corrente dedicato?

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Regime forfettario partita iva

Tante persone decidono di aprire un’attività in proprio ricorrendo ai vantaggi del regime forfettario. La partita IVA si sa, da sempre qualche preoccupazione. Ci sono le tasse da pagare e i conti da far quadrare.

Con l’articolo di oggi vogliamo offrirvi alcune risposte ma soprattutto, ci concentriamo su una domanda molto ricorrenti tra chi si sta avvicinando adesso al mondo della libera professione. Serve o no un conto corrente dedicato?

Il Regime Forfettario è entrato in vigore il 1 gennaio 2015 ed ha sostituito il vecchio Regime dei Minimi, lasciando in alcune persone più interrogativi che risposte. Per questo motivo comunque, vi consiglio come prima cosa, quella di parlare con un commercialista specializzato e farvi seguire da lui.

All’inizio questo regime prevedeva di poter fatturare tra i 15.000 e i 30.000 euro annui in base all’attività svolta. Dal 2016, uscita la Legge di Stabilità 2016, i limiti sono aumentati a 25.000 a 50.000 euro. In entrambi i casi però vi è l’obbligo di rispettare per tre anni la scelta di questo Regime. Significa che, se la vostra attività funziona talmente bene da farvi optare per aumentare il lavoro e il guadagno, non potete passare al regime ordinario per tre anni.

Dovete anche individuare il codice ATECO più adatto a voi. Se per tante attività commerciali tradizionali è facile individuarlo, lo è un po’ meno per le Professioni Digitali. Spesso infatti è difficile inquadrare pienamente l’attività. Tuttavia, a una Partita IVA si collega si un Codice ATECO principale, ma è possibile abbinarci fino a 6 Codici ATECO secondari. L’inserimento di più di questi codici permette al professionista di svolgere varie attività ma sempre nel rispetto delle Leggi Fiscali.

Con il regime forfettario mi serve un conto corrente dedicato?

Con il regime forfettario non vi serve un conto corrente dedicato in via obbligatoria ma è altamente consigliato averlo. In qualità di ditta individuale comunque, non dovete aprire un conto aziendale e sostenere tutte le onerose spese relative.

Basta che andate in una banca di vostra fiducia e aprite un nuovo conto personale dove tenete tutti gli spostamenti bancari relativi esclusivamente alla vostra attività commerciale. In caso di controllo da parte del Fisco, potrete così dimostrare in modo semplice le entrate e le uscite.

Se invece usate il vostro conto corrente attuale, in caso di controllo, dovrete poi giustificare anche le altre entrate e uscite. Un po’ una perdita di tempo dover fare questo e perciò il nostro consiglio è di aprire il conto corrente dedicato anche per il regime forfettario.

Per chi ha meno di trent’anni le banche offrono sconti davvero molto buoni e tante volte la gestione del conto è gratuita. Altra cosa importante comunque, se anche voi avete intenzione di aprire una Partita IVA, è quella di seguire le News Regime Forfettario, in questo modo non rischiate di perdervi niente delle news che escono.

La seconda domanda che molte persone si pongono è se occorre avere per forza il conto corrente nel Regime Forfettario. La risposta in questo caso si. O meglio, non è obbligatorio ma serve comunque averlo perché dovete usarlo per pagare gli F24, ma anche effettuare altri pagamenti di attività o riceverli dai clienti. Vi ricordiamo che secondo le leggi dell’anti-riciclaggio non potete effettuare pagamenti e incassare in contanti sopra i 3.000 euro.

Anche la Pubblica Amministrazione quando va a fare i pagamenti necessita di un conto corrente. Non occorre un conto dedicato all’attività professionale ma comunque dovete averne uno intestato a voi.

Inoltre, non sempre c’è il limite di 3.000 euro. Alcune volte questo scende in modo abbastanza sostanzioso. Per esempio i soldi trasferiti con money transfer all’estero hanno il limite di 1000 euro. Oppure quando viene rilasciato un assegno superiore a 1000 euro deve esserci la clausola di non trasferibile.