Prezzo del Bitcoin in picchiata, ma potrebbe non essere così grave

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Il prezzo del Bitcoin è tornato a scendere precipitosamente stabilendosi attorno ai 7.000 dollari. Una soglia che tra l’altro non sembra neanche tanto certa, visto e considerato che nelle ultime ore si sono registrate ulteriori flessioni.

In buona sostanza la criptovaluta più famosa del momento si sta ritrovando ad affrontare un periodo tutt’altro che roseo, tanto è vero che i dati ci dicono che il Bitcoin da inizio anno ha bruciato circa 120 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, e come lui a soffrire ci si stanno mettendo anche Ethereum e Ripple.

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E’ evidente quindi che i record storici messi a segno a fine 2017, ed in particolare nel mese di dicembre, siano oggi un lontano ricordo: pensare di ritornare ai tempi in cui il Bitcoin scambiava a 19.000 dollari è per molti una chimera, anche se i più ottimisti fanno notare che se c’è stato un crollo repentino, allo stesso modo sarebbe possibile una ripresa altrettanto veloce e sostenuta.

Cercare di capire cosa accadrà nel prossimo futuro alla criptovaluta più famosa al mondo (ma anche alle sue “sorelle minori”) è un azzardo, ma un dato resta e pesa come un macigno: la perdita complessiva di quasi 40 punti percentuali di valore.

Questa comunque non è la prima occasione in cui il BTC si ritrova ad affrontare un forte deprezzamento: l’ultimo grande crollo del Bitcoin risale al 2013, quando la moneta scivolò di un buon 37,9% portandosi da 770,44 dollari a 478,72 dollari. Allo stesso modo non si può non ricordare quanto accadde nel terzo trimestre del 2011, quando la criptovaluta perse complessivamente 68 punti percentuali per poi riprendere gradualmente quota.

Insomma, che il Bitcoin stia battendo il segno meno è sotto gli occhi di tutti, ma la storia dimostra che questo non è né l’unico episodio di questo tipo che vede come protagonista il BTC, e tanto meno può essere definito il più grave.