Pensioni d’oro: taglio slitta a settembre, ma la Lega frena: “Siamo contrari”

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Il taglio delle pensioni d’oro è stato rimandato a settembre. La proposta di legge che mira a ridurre gli assegni pensionistici più alti, ed in particolare quelli che non sono supportati da una rispettiva contribuzione, slitta di qualche settimana.

Ad annunciarlo il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, ospite di Agorà Estate. Di Maio ha detto: “La calendarizzazione del testo è prevista per il mese di settembre, perché tra decreto dignità, decreto motovedette, il Milleproroghe, che sono provvedimenti importanti per affrontare la questione immigrazione, nonché le questioni relative a precariato e crisi sociali, hanno portato via del tempo. Per queste ragioni non siamo riusciti a portare avanti la legge sul taglio delle pensioni d’oro”.

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“Da settembre – ha promesso Di Maio – procederemo con il taglio delle pensioni d’oro, cioè con il taglio delle pensioni superiori a 4mila euro al mese che non hanno versato i contributi. Perché esistono troppi privilegi in Italia, anche tra ex manager di Stato e sindacalisti. Quindi sarà un provvedimento completo che darà qualcosa alle pensioni minime e toglierà alle pensioni d’oro”.

Tuttavia non è così semplice come sembra. Da un lato c’è il ministro dell’Economia Giovanni Tria che deve farsi garante dei conti italiani presso l’Unione europea, per cui è sua la responsabilità di fare in modo che la legge di Bilancio del prossimo autunno abbia tutti i conti in ordine.

Inoltre, l’intervento sulle pensioni superiori a 4mila euro al mese è un’idea squisitamente del Movimento 5 Stelle su cui la Lega non concorda affatto, tant’è che Alberto Brambilla, possibile successore di Tito Boeri alla guida dell’Inps, ha definito questo provvedimento “figlio di un clima da rivoluzione francese”. Per la Lega sarebbe più opportuno procedere sulla scia del tanto chiacchierato contributo di solidarietà già introdotto dall’allora governo Monti.