L’Ue vuole regolamentare i Bitcoin e le criptovalute “a rischio”

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Non solo un avvertimento, ma anche una minaccia quella lanciata dall’Unione Europea nel voler regolare le criptovalute prima che un nuovo aumento dei bitcoin e dei suoi fratelli minori possa causare enormi rischi finanziari.

Dopo il boom di fine 2017, in cui la famosa moneta virtuale era arrivata ad una valutazione di poco meno inferiore a $20.000, e il crollo nei primi mesi del 2018 che ha causato la repentina discesa del valore dei bitcoin a meno di $ 6.000, il risultato è stato che da un lato ci sono coloro i quali si sono arricchiti da questa debacle e dall’altro coloro che hanno subito pesanti perdite.

Nella giornata di ieri Valdis Dombrovskis, capo finanziario dell’UE, ha dichiarato che “questo fenomeno è globale e bisogna affrontarlo globalmente. L’Unione Europea porterà avanti l’intenzione di regolare le criptovalute se osserveremo l’affacciarsi all’orizzonte di rischi concreti per gli investitori”.

Ci sarà un incontro nel mese di marzo a Buenos Aires tra i ministri delle finanze del G20 e le banche centrali; il primo argomento che verrà affrontato sarà quello sulla regolamentazione delle criptovalute, con l’Unione Europea che intende porre fine alla questione entro la fine dell’anno o ad inizio 2019. L’obiettivo degli europei sostanzialmente è quello di provare a definire una normativa univoca che possa perdurare nel tempo e trovare di comune accordo tutti gli stati membri.

La regolamentazione delle criptovalute potrebbe cercare di allinearle alla legislazione finanziaria tesa a combattere il riciclaggio di denaro e il terrorismo, costringendo i commercianti a rivelare la propria identità e a cercare di rendere più difficile l’uso di bitcoin, ethereum o di altre valute digitali utilizzabili anche per attività illegali.

Insomma, si vorrebbe percorrere lo stesso sentiero già tracciato dalla Corea del Sud che, al contrario di quanto ci si aspettava inizialmente, non si è rivelato poi così restrittivo: la normativa europea, esattamente come quella sudcoreana, potrebbe limitarsi al fatto che chi acquista/vende criptovaluta debba passare da uno step di identificazione.