Lo stipendio può essere oggetto di pignoramento?

Se un lavoratore ha dei debiti e non ha intenzione di ripagarli, il creditore avrà diritto di chiedere il pignoramento dello stipendio pur di ottenere i soldi che gli spettano. La normativa infatti dà la possibilità ai creditori di rivalersi sui beni che appartengono al debitore, e per beni non si intende solo ed esclusivamente il patrimonio che di fatto compone la sua ricchezza, ma anche e soprattutto lo stipendio che matura ogni mese, nonché i soldi che accantona a fondi pensione e sotto forma di TFR.

Col pignoramento presso terzi – questo il nome della procedura – il creditore, su permesso ovviamente di un giudice incaricato, può mettere le mani sullo stipendio del debitore semplicemente chiedendo un intervento diretto del datore di lavoro di quest’ultimo: come si può intuire, in quest’ottica l’impresa non farebbe altro che corrispondere al suo dipendente, nonché debitore, una sola parte dello stipendio che normalmente gli spetta, perché la parte rimanente andrebbe appunto a ripagare il creditore della somma insoluta.

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E’ bene chiarire però che non tutto lo stipendio può essere pignorato, in quanto il lavoratore ha comunque diritto a percepire quel minimo di entrata che gli consenta di vivere dignitosamente.

Per tutelare quindi sia il debitore che il creditore, la normativa prevede che il pignoramento dello stipendio del soggetto inadempiente non possa superare 1/5 dello stipendio stesso. Che molto semplicemente significa che su uno stipendio mensile di 2.000 euro netti, il pignoramento non può essere superiore a 400 euro mensili; su uno stipendio di 1.000 euro netti mensili, invece, il pignoramento può essere al massimo di 200 euro, e così via.

Sì, ma cosa accade se lo stipendio viene già accreditato in banca ed è difficile quindi da quantificare? In questo caso si prende come riferimento il conto corrente del debitore:  secondo la normativa vigente è possibile pignorare gli importi che eccedono i 1.359 euro, che corrisponde all’entità degli assegni sociali moltiplicati per tre (gli assegni sociali sono infatti di 453 euro mensili).