G20, economia digitale: i leader delle finanze Ue premono per una tassazione severa

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I leader delle finanze europee, durante il G20 in corso a Buenos Aires, hanno chiesto modifiche sostanziali in merito alle regole globali sulla tassazione dell’economia digitale. Banchieri e ministri delle finanze, in un comunicato ufficiale, hanno riaffermato l’impegno ad affrontare gli impatti del passaggio ad un’economia digitale sul sistema fiscale internazionale entro il 2020, senza fornire ulteriori dettagli.

Già all’inizio di quest’anno la Commissione europea propose delle regole per far pagare alle imprese digitali più tasse; furono circa 200 le società che rientravano nell’ambito di applicazione della nuova tassa, con ulteriori entrate annuali stimate intorno ai 5 miliardi di euro. Tuttavia, alcuni membri dell’UE hanno espresso preoccupazioni su tale imposta, in quanto alcuni partner internazionali potrebbero rispondere con misure di ritorsione.

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Hubert Fuchs, rappresentate del Consiglio europeo al G20, ha affermato: “Una delle grandi sfide è che la tassazione dell’economia digitale è per lo più rivolta alle società americane e, anche se non è vero, gli Stati Uniti ritengono che si tratti di un attacco alla loro economia”. Sempre secondo Fuchs “la tassazione dovrebbe essere applicata nel paese dove le aziende digitali fanno affari. Non ha senso se queste aziende, che generano denaro in tutto il mondo, poi dichiarino il loro reddito negli Stati Uniti”.

Anche se la delegazione statunitense non ha ancora rilasciato un commento ufficiale, riecheggia ancora quello rilasciato in merito dal ministro del Tesoro degli Stati Uniti Steven Mnuchin all’inizio di quest’anno: “Il governo statunitense si oppone fermamente alle proposte di qualsiasi paese nell’individuare le società digitali, soprattutto se rientrano quelle che hanno contribuito in modo determinante all’economia degli Stati Uniti”.

La questione è piuttosto complicata, specie perché da una parte queste aziende del web creano discriminazioni nei confronti delle realtà per così dire più “classiche”. In secondo luogo, però, un’aggressione frontale ai Big del web potrebbe creare seri danni dal punto di vista dell’economia e dell’occupazione.