Criptovalute, Jp Morgan accusata di frode: cos’è successo

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Per Jp Morgan è molto probabilmente giunta l’ora della resa dei conti. Stando a quanto affermano diverse fonti di stampa, l’istituto è stato accusato di aver praticato attività illecite sul fronte delle criptovalute, ed in particolar modo di aver marciato sopra gli investimenti in criptovalute effettuati dai propri clienti.

Si tratta non solo di uno scandalo, ma anche di una situazione a dir poco paradossale se si considera il fatto che proprio Jp Morgan fino a qualche settimana fa definiva il Bitcoin come una truffa tutti gli effetti (salvo poi dover fare un passo indietro, con Jamie Dimon che si è detto dispiaciuto per aver usato quel tipo di espressione).

Il fatto che la frode sia venuta a galla sembra esser quindi una vendetta che il Bitcoin ha tessuto proprio nei confronti dell’istituto. Ma esattamente cos’è successo? Sembra che la banca abbia imposto tassi di interesse e tariffe estremamente elevate a tutti i suoi clienti che hanno acquistato criptovalute tramite carta di credito (attenzione: la cosa vale per tutte le criptomonete, e non solo per il Bitcoin).

A sollevare il caso è stato Brady Tucker, un cliente americano di Jp Morgan che ha appunto accusato la banca di aver cambiato politica sulle criptovalute senza comunicare alcunché ai suoi clienti in merito alle conseguenze derivanti da quella scelta.

Fatto sta che da gennaio l’istituto ha cominciato a considerare gli acquisti di Bitcoin e di altre monete digitali come operazioni di cash advance, vale a dire prelievi effettuati a mezzo carte di credito/debito, e quindi assoggettabili a tariffe “di un certo tipo”. Dopotutto è chiaro che se i clienti fossero stati avvertiti di un tale cambio di rotta, molti di coloro i quali hanno usato le carte di credito per comprare criptovalute avrebbero fatto volentieri a meno di questa loro abitudine, ripiegando per esempio su transazioni effettuate con conti bancari.

Secondo Tucker, con questa operazione Jp Morgan avrebbe intascato interessi del 30% l’anno, nonché fior fiore di commissioni addizionali.

Foto di Mike Segar per Reuters