Conti pubblici, Cottarelli: “C’è troppo ottimismo”

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carlo cottarelli

Nonostante le rassicurazioni da parte del mondo politico sulla situazione economica del paese, dal 2012 a oggi l’Italia ha chiuso con i suoi bilanci pubblici al ribasso. Rammentiamo che nel documento di economia e finanza (def) del 2014 ci si attendeva che il saldo primario, ossia la differenza tra entrate e uscite della pubblica amministrazione, raggiungesse il 5%; invece si prevede che esso ammonterà al 2% del prodotto interno lordo, una percentuale ben inferiore rispetto alle aspettative (evidentemente troppo rosee?).

Una giusta osservazione viene da Carlo Cottarelli, ex commissario della spesa pubblica e oggi alla guida del neonato Osservatorio dei conti pubblici dell’università Cattolica di Milano: “Dal 2012 gli obiettivi di surplus primario per gli anni successivi sono stati rivisti ogni sei mesi verso il basso. Solo il def del 2015 e quello del 2017 avevano mantenuto gli stessi obiettivi fissati sei mesi prima e solo per l’anno successivo”. In pratica un abbassamento delle proprie ambizioni da parte dei governi italiani.

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Cottarelli spiega anche l’importanza di questi numeri: “Queste continue revisioni dei piani fiscali hanno comportato un rinvio dell’obiettivo di abbassamento sostanziale del rapporto tra debito pubblico e pil. Sempre secondo il def del 2014, il rapporto avrebbe dovuto ridursi tra la fine del 2013 e la fine del 2018 di 12 punti percentuale. Sarà invece di un punto percentuale più elevato”.

L’Italia, insomma, ha promesso di più di ciò che è riuscita effettivamente a fare. Si è data obiettivi ambiziosi ma a ogni giro di boa, scontrandosi con la realtà dei fatti, ha dovuto abbassare l’asticella. “Queste revisioni credo abbiano anche ridotto la nostra credibilità a livello nazionale”, incalza Cottarelli. Nel 2018, ad esempio, se pure fosse centrato l’obiettivo del 2%, precisa l’ex commissario, “il surplus primario del 2018 sarà inferiore a quello già raggiunto nel 2012 e nel 2013, nonostante il miglioramento previsto quest’anno e l’anno prossimo”.

Di tutto ciò non potranno non tenerne conto i politici, specie alla luce della campagna elettorale che ci accompagnerà alle elezioni politiche di marzo.

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