Comprare casa in Bitcoin? Occhio all’antiriciclaggio

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Acquistare un immobile in Bitcoin potrebbe dar luogo a dei problemi sul fronte della normativa antiriciclaggio. Si è espresso in questi termini il Consiglio Nazionale del Notariato, rispondendo alla domanda posta da un professionista.

Il caso portato alla ribalta riguarda una società che intendeva vendere il proprio immobile mediante un normale atto di compravendita, ma che chiedeva altresì che il pagamento venisse effettuato non in euro ma in Bitcoin. A quel punto il professionista che avrebbe dovuto gestire la pratica si è posto il quesito: pagare un immobile con una criptovaluta è possibile oppure no?

Il Notariato ha così esaminato la questione, stabilendo innanzitutto che i Bitcoin, al contrario di quanto pensano in molti, possono essere inquadrati come strumento di pagamento. Pure la Corte di Giustizia Europea avvalla questa tesi, tanto che nella sentenza del 22 ottobre 2015 si stabilisce che i Bitcoin sono a tutti gli effetti una valuta virtuale alternativa a quella tradizionalmente in uso. Si può parlare di valuta perché gli operatori che la scambiano basano la loro transazione su un rapporto di fiducia e in virtù di uno scambio di beni e servizi.

Di conseguenza il pagamento di un immobile in Bitcoin si potrebbe pure fare, ma bisogna stare attenti a non entrare il conflitto con la normativa antiriciclaggio che chiede l’identificazione dei soggetti che partecipano all’operazione. E i Bitcoin, per quanto siano tracciabili dal punto di vista informatico, di certo non possono dar luogo a una “vera” identificazione del soggetto che li possiede.

Per quanto riguarda un possibile conflitto con la norma che limita l’uso del denaro contante a operazioni di 3.000 euro, invece, il Notariato apre le porte: quella norma riguarda la moneta fisica e non il cosiddetto “contante digitale”. Per cui, almeno da questo punto di vista, una transazione in Bitcoin che superi la soglia dei 3.000 euro non è affatto perseguibile.