Bitcoin, nuovo crollo: perché questo non è un buon periodo

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Il prezzo del Bitcoin è nuovamente tornato a scendere, tanto che in queste ore pare venga messa di nuovo in discussione la fatidica soglia dei 10.000 dollari. In realtà un po’ tutte le criptovalute hanno perso terreno, compreso l’accreditassimo Ripple e l’altrettanto autorevole Ethereum.

Ma perché mai il Bitcoin e più in generale le criptovalute stanno accusando nuovi momenti di incertezza? L’ultimo crollo non ha avuto una causa specifica come era accaduto in passato, quando questi scivoloni erano fondamentalmente da addossare alle strette normative di Cina e Corea del Sud.

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Quindi a pesare sulla quotazione delle varie criptomonete potrebbe essere stato, più in generale, tutto il cerchio di novità che è venuto fuori in queste ultime settimane: da una parte abbiamo la guerra dichiarata dalla Cina, dall’altra la stretta normativa della Corea del Sud, dall’altra ancora il maxi furto mosso ai danni di Coincheck e, novità davvero fresca, il provvedimento tramite cui la SEC statunitense, su disposizione di una sentenza, ha congelato gli asset di una ICO da 600 milioni di dollari.

Inoltre anche Facebook si è messo di traverso, bannando di fatto ogni tipo di pubblicità sulle criptovalute dal suo circuito. E non è finita qui. A tutto ciò si aggiungono le considerazioni di Steven Mnuchin, segretario al Tesoro dell’amministrazione Trump, che a viso aperto ha ribadito la necessità di vietare le valute digitali onde evitare il propagarsi del riciclaggio di denaro. E che dire dei commenti di George Soros, che al World Economic Forum ha definito il Bitcoin una bolla finanziaria bella e buona?

Insomma, questo è un periodo nemico per le criptovalute. Ma questo non dimostra tanto la loro inefficacia, perché se non fossero stati i governi e gli organismi di vario tipo a mettersi di traverso, e quindi se non ci fosse stato l’intervento della “mano pubblica”, molto probabilmente il loro percorso avrebbe continuato a filare liscio.