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Ape e Ape sociale: e se fosse meglio un prestito tradizionale?

by / giugno 14, 2017

conto widiba

Ormai sentiamo parlare sempre più di frequente di Ape, ovvero della possibilità di ottenere un anticipo pensionistico. Questo, come molti di noi sapranno già, altro non è che un prestito a tutti gli effetti che il beneficiario dovrà poi restituire una volta andato in pensione.

E allora in molti si pongono una domanda fondamentalmente molto semplice, ma al tempo stesso più che giusta: se di prestiti si deve parlare, non conviene forse più chiedere un prestito INPDAP, ad esempio, anziché ricorrere all’Ape? A dire il vero, per quanto sia giusto definire l’Ape come un prestito, va anche detto che questo non è un prestito come tutti gli altri.

Innanzitutto perché è legato al discorso pensione e quindi anche a dei requisiti molto rigidi in fatto di età e di esperienza contributiva, ma poi anche perché ha dei tassi di interesse che sono decisamente più bassi rispetto a quelli che troveremmo sul mercato.

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Inoltre, e questa non è affatto cosa da poco, per molte categorie di lavoratori si applica l’Ape sociale, cioè una variante dell’Ape che non prevede alcun interesse sull’anticipo ricevuto: l’Ape sociale è praticamente a costo zero, e definito come tale perché si applica solo ai lavoratori più svantaggiati, cioè a coloro che hanno svolto per anni dei lavori usuranti.

In ogni caso il pensionamento anticipato si applica solamente a quanti hanno compiuto i 63 anni di età e ai quali mancano non più di 3 anni e 7 mesi per poter andare in pensione. Questi soggetti potranno richiedere, entro fine dicembre 2018, l’accesso all’Ape o all’Ape sociale, e farlo indipendentemente dal fatto che risultino aver lavorato come dipendenti pubblici o privati. Anzi, lo strumento del prestito pensionistico si applica anche agli autonomi iscritti alla gestione separata Inps e alle gestioni speciali.