I benefici che possono ottenere le persone che assistono coloro che sono ricompresi nella nota legge 104. Ecco quali sono nello specifico

Legge 104
Fonte Adobe Stock

Avere in famiglia delle persone affette da patologie invalidanti è una condizione piuttosto comune. Spesso però si tende a pensare che siano perlopiù anziani, che in virtù dell’età hanno bisogno di cure e sostegni particolari. 

In realtà alcune malattie aggrediscono l’organismo delle persone giovani. In queste circostanze ci si ritrova a non poter compiere molte azioni fondamentali della vita quotidiana, ragion per cui si necessità di un supporto.

Quando è possibile sono i familiari stessi ad occuparsene. Questi ultimi possono richiedere le medesime agevolazioni del parente invalido, perché per prestare assistenza alle volte non possono adempiere agli obblighi lavorativi.

Legge 104 anche per chi assiste persone affette da determinate malattie

L’Inps infatti garantisce i principi della legge 104 anche a chi pur non essendo malato, è a tutti gli effetti un caregiver. Inoltre, possono beneficiare di assenze dal lavoro regolarmente retribuite (fino a 3 giorni di permessi).

Può avvenire solo se alla persona di cui ci si prende cura è stato riconosciuto un handicap grave. Per effetto di ciò vediamo quali sono le malattie che consentono ai parenti assistenti di poter avere il trattamento speciale. 

In primis vanno menzionate le malattie oncologiche che necessitano dell’aiuto di terzi. Il Decreto ministeriale del 5 febbraio 1992 si basa sulle percentuali che le commissioni legali assegnano in base alla gravità del tumore. 

Anche nel momento in cui la prognosi non è così catastrofica, ma la compromissione funzionale è grave, si ha la possibilità di ottenere il riconoscimento dello stato di invalidità. Infatti si renderebbe indispensabile rivolgersi a parenti o personale specializzato per poter compiere le attività di tutti i giorni.

LEGGI ANCHE >>> Legge 104 e bollo auto, l’esenzione non è più un miraggio: chi la ottiene subito

La logica conseguenza è che la persona che si assume l’onere di aiutare a tempo pieno il malato, ha la possibilità di usufruire di permessi regolarmente retribuiti. Non si tratta di un’agevolazione che si utilizza per il proprio benessere. Di fatto è una finestra temporale che consente di fare qualcosa di utile per chi non può più muovere i propri passi in autonomia.