Cedolare secca 2017: agevolazioni e requisiti

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La cedolare secca torna al centro della scena. Per i proprietari, l’affitto della loro casa rappresenta una rendita aggiuntiva su cui possono contare, ma per beneficiarne davvero devono sapersi muovere al meglio: il Fisco impone infatti dei balzelli che in molti casi possono vanificare, o quanto meno ridurre, i guadagni derivanti dall’affitto di un immobile.

In questo senso la cedolare secca rappresenta una vera opportunità, perché permette ai proprietari di casa di pagare meno tasse. Come spiega l’Agenzia delle Entrate, infatti, dietro questo nome si nasconde un regime, del tutto facoltativo, che prevede il pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef, delle addizionali locali, dell’imposta di registro e dell’imposta di bollo. In pratica, grazie alla cedolare secca si dà l’opportunità ai proprietari di pagare una sola tassa, peraltro più leggera, in sostituzione di almeno altre quattro forme di imposta.

Nel 2017 l’imposta sostitutiva da cedolare secca continuerà ad essere ridotta al 10%, mentre per il 2018 si prevede un rialzo al 15%. Attenzione però, perché questi termini valgono solo per i contratti a canone concordato in quei Comuni privi di soluzioni abitative o densamente popolati, per i contratti d’affitto a studenti universitari e per i Comuni nei quali si sono verificate calamità naturali. In tutti gli altri casi, cioè nei contratti di affitto a canone libero, la cedolare secca sale invece al 21%.

Chi decide di avvalersi della cedolare secca deve darne comunicazione all’Agenzia delle Entrate in sede di registrazione o di rinnovo del contratto d’affitto.

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